BRICIOLE DI (IN)COERENZA

Non credevo fosse così difficile trovare ingredienti di qualità che non contenessero additivi, aromi, conservanti o altro!
Sebbene il mio “manifesto” sia incentrato sull’impiego di ingredienti genuini e sull’evitare di aggiungere additivi ai miei prodotti, alcune volte non riesco a trovare alternative sostenibili, come nei casi dell’Alchermes per la zuppa inglese o del formaggio spalmabile per i cheese cake.
Ovviamente non sto dicendo che tutto il cibo che contiene anche solo una frazione di ingredienti “chimici” sia veleno, ma solo che spesso si abusa di queste “scorciatoie”, per rendere i prodotti più appetibili, più soffici o semplicemente per allungarne la data di scadenza. Sono eoni oramai che non compro pane in cassetta confezionato, ma, se non ricordo male, vanta date di scadenza che nemmeno le marmellate! E un conto sono i prodotti a base di zucchero, sale o aceto - conservanti naturali che quindi non solo compongono la struttura del gusto del prodotto ma sono anche responsabili di una lunga e salubre, durata - un altro è tutto quel cibo che, se prodotto con ingredienti comuni, non durerebbe che pochi giorni.


E non voglio nemmeno fare una crociata contro tutti questi additivi (coloranti, addensanti, conservanti, ecc.) che, ne sono certa, sono stati analizzati, controllati e verificati e che sono garantiti per l’alimentazione umana, però..

Però - a te - non fa storcere nemmeno un pochino il naso tutto questo impiego di molecole, essenze, prodotti di sintesi? Ripeto, non fraintendermi! Adoro il progresso tecnologico e adoro farne parte e averlo al MIO servizio (vedi questo sito ad esempio), a tutti i livelli: agricoltura, allevamento, alimentazione, medicina, qualità della vita in generale, ecc. hanno conosciuto tempi d’oro proprio grazie a ricerca e sviluppo. Ma poi?

Chi è che decide che si è arrivati ad un confine che non è più conveniente oltrepassare ma da cui, anzi, è consigliabile allontanarsi per tentare strade alternative..? L’esempio classico è quello della plastica: quasi miracolosa all’inizio, mentre ora sembra che TUTTE le colpe dell’inquinamento siano da addebitarle, quando invece, come sempre, sono il risultato di un insieme di molteplici cause e circostanze e non di un singolo fattore.

Ma la domanda rimane: possibile che nessuno si sia mai posto il dubbio che si stesse esagerando con la produzione e l’impiego (l’abuso) della plastica? Proprio a nessuno è venuto in mente di alzare il ditino e dire “ehi ragazzi, forse stiamo oltrepassando il limite, meglio cercare alternative!!”. Lo so, lo so, il Dio Denaro ha creato una pletora di adoranti seguaci, muti, sordi e ciechi in tutte quelle circostanze in cui è necessario discernere tra profitto e lungimiranza, e ora siamo al punto in cui siamo.

(Tutto ‘sto pippone per cosa allora, visto che sono tematiche oramai conosciute pure dai sassi del Mera?)

La domanda nasce spontanea (Lubrano anyone..?). Ma non è che stiamo già abusando anche degli additivi alimentari che mettiamo (mettono, ma noi li accettiamo!) nel cibo che mangiamo, così come si è abusato della plastica e poi tra vent’anni scopriamo che non sono proprio così innocui..? Non sarebbe meglio, non dico eliminare, ma per lo meno limitarne, se non l’impiego, almeno l’assunzione? In fondo siamo noi che decidiamo cosa mangiare, o no?!?

 
 
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