CUI PRODEST..?

A chi giova..?

E’ questa la domanda che mi ripeto in continuazione quando sui social, in televisione, sui giornali, vedo migliaia di ragazzi partecipare a tutte quelle manifestazioni che, ultimamente, si tengono in giro per il mondo contro il cambiamento climatico..

Non fraintendermi, non sto dicendo che non sia necessario fare qualcosa per invertire radicalmente e velocemente il modo in cui ci rapportiamo al nostro pianeta: ci siamo sempre comportati - anzi lo facciamo ancora adesso - come se tutto fosse concesso pur di appagare i nostri bisogni e i nostri capricci, addirittura auto distruggerci. Ma non è la pazzia dell’essere umano ad essere in discussione, quella è oramai accertata e, purtroppo, largamente accettata.
Quello che non mi convince è il modo in cui lo sdegno di questi ragazzi viene incanalato, indirizzato, espresso.
A cosa serve andare in piazza a protestare contro il riscaldamento globale? No, davvero, sono seria: pensiamo davvero che riunire in una piazza centinaia o migliaia di ragazzi possa far diminuire di qualche grado la temperatura del pianeta? Possa interrompere lo scioglimento dei ghiacciai? Diminuire lo sfruttamento di porzioni intere di territorio preziose per il nostro ecosistema..?
Non sarebbe stato meglio andare, ad esempio, a scuola e discutere ed organizzarsi per imporre cambiamenti concreti, a partire - immediatamente - dal proprio micro-universo? Esigere di avere stoviglie biodegradabili in mensa, DA SUBITO. Pretendere un riciclo/riuso intelligente della carta, DA SUBITO. Organizzare gruppi di acquisto consapevoli e attenti per prodotti di cancelleria DA ORA, discutere di come ottimizzare il riscaldamento delle aule durante l’inverno, DA OGGI..
A me queste riunioni oceaniche e festanti di ragazzi sembrano un tentativo (riuscito a mio avviso) di disinnescare il reale potere del cambiamento che tutti loro, tutti noi, abbiamo sulla punta delle dita. Ci vogliono incollati agli schermi quando si tratta di comprare ma nelle piazze quando si tratta di protestare, mentre oggi secondo me dovrebbe essere esattamente il contrario.

Adesso, paradossalmente, è più rumorosa ed esplosiva una rivoluzione silenziosa che scorre sui bit delle dorsali oceaniche. Questa “rabbia”, questa determinazione, dobbiamo metterla al servizio della consapevolezza: la vera protesta sarebbe quella di acquistare e consumare prodotti che rispettano il nostro ambiente, promuovendone la diffusione anche a costo di pagarli un pochino di più e quindi sacrificando in qualche modo i nostri consumi. L’unico potere del cambiamento che ha l’uomo della strada risiede nel proprio potere di acquisto: se non cambierà il modo di usarlo, non cambierà mai nulla e queste manifestazioni saranno solo (colorate, bellissime, energiche) gite fuori porta.
E non pensare nemmeno per un secondo che io sia pessimista, se lo fossi non mi impegnerei quotidianamente a ribadire le mie scelte, impiegando nella mia attività prodotti ecocompatibili e biodegradabili, dalla produzione al packaging dei miei prodotti.
Sono semplicemente realista. Fuori dal coro sicuramente, anacronistica probabilmente, però coerente.

 
 
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